Se non era per mia nonna

Se non era per mia nonna che, quando avevo circa sette anni, mi infilò un dito in gola e mi tolse la caramella che mi stava soffocando, questa biografia si sarebbe esaurita in poche parole. E, invece, ho schivato di finire i miei giorni in un modo tragico, come altre volte, cosciente (distruzione della Cinquecento scendendo da Asiago, semiannegamento al bacino nell’indifferenza dei miei compagni che non si erano accorti di nulla, TIR che non riesce a frenare e si ferma a fianco a me perché la strada era sufficientemente larga) e incosciente (tutte le volte in cui non mi sono accorto che la signora con la falce mi ha accarezzato).

Ho sempre manifestato propensione per le materie umanistiche e sono finito a fare il ragioniere perché mio padre non si fidava che io andassi a studiare in una scuola fuori dal suo controllo perché, secondo lui, ero una testa calda. Sarà appunto perché ho fatto un mestiere che non mi piaceva molto (a parte il fatto che far quadrare i conti è una grande soddisfazione) che mi ha indotto a cercare una compensazione nella scrittura. Se pubblicassi tutto quello che ho scritto sarebbe un’altra enciclopedia di cui non si sente assolutamente il bisogno. 

Come tutti gli scrittori che si cimentano nella pubblicazione delle loro opere ho bussato a innumerevoli porte (su questo ho scritto un racconto dal titolo Miocarobisson che illustra bene la situazione e che ha avuto una recensione positiva della scrittrice Antonia Arslan), ottenendo dei cortesi ma fermi rifiuti.

Come tutti quelli nella mia condizione mi sono autopubblicato pagandomi le spese (ma anche Moravia lo ha fatto) non avendo capito che il problema non è scrivere un buon romanzo ma che il fatto si sappia e che ci sia qualcuno che lo distribuisca. E anche qui giri col cappello in mano, come un mendicante.

Quando cominciavo a disperare, sono entrato a far parte della scuderia della Robin Edizioni di Torino. Quindi un consiglio ai miei omologhi: non cedere e soprattutto, scrivere tanto e leggere tanto. Se si è bravi, prima o dopo si mette fuori la testa.

Naturalmente continuo a scrivere storie col mio personaggio Giorgio Cavasin, il tenente colonnello della Guardia di Finanza perché metto su carta quello che la fantasia mi proietta come in uno schermo. Ma faccio qualche capatina anche in altri temi come la teologia, tanto per non farci mancare niente.
Tre figli e quattro nipoti, tanti anni di lavoro ma anche tanti divertimenti.